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Food delivery: il nuovo volto della ristorazione

Straordinaria opportunità di cambiamento o eccessiva rottura delle tradizioni? 

L’Italia, paese che fa della sua tradizione culinaria una delle armi più valide, è da sempre stata poco propensa al Food Delivery, complice il fatto che per un italiano “mangiare fuori” significa vivere una vera esperienza. Respirare l’atmosfera, sedersi al tavolo, essere coccolato dal cameriere, godersi il tovagliato, fare due chiacchere con lo chef. Nonostante la voglia di stare al passo con i tempi, la ristorazione da asporto ha sempre dimostrato di avere qualche intoppo: scarsa organizzazione digitale, poca ricerca di “fancy packaging”, insufficiente cura del dettaglio. Tante energie per vendere un’esperienza in loco, poche idee e confuse per proporre l’esperienza a casa. Il risultato è che grandi città come Roma e Milano si sono debitamente attrezzate per garantire il servizio, mentre in periferia spesso si fatica a trovare un’alternativa alla pizza in cartone.

La crisi economica scaturita dalla ormai tristemente famosa crisi sanitaria del Covid-19 ha probabilmente fatto da catalizzatore per la nascita, obbligata, del culto del Food Delivery. Come si dice, di necessità virtù. Dopo aver portato una delle migliori cucine in ogni angolo del mondo, stiamo finalmente imparando a portarla anche nelle nostre case, senza obbligo di rinunce.

Ci sono però un paio di accortezze da rispettare per poter gestire efficacemente questo tipo di attività. Si può offrire lo stesso menù per ristorazione tradizionale e per delivery? Tutto il cibo che si serve “espresso” e impiattato al ristorante può resistere con la stessa efficacia nel box di un motorino del fattorino? Forse no.
La prima cosa da fare quindi è uscire dalla comfort zone e immaginare dei piatti che continuino a riflettere l’identità del ristorante ma che siano più delivery-friendly, in modo da essere cotti e mantenuti per ore, senza scendere a compromessi con la qualità.

Il problema è dunque quello di studiare un processo che assicuri un buon risultato, in tempi rapidi ma senza generare ulteriore lavoro. Mantenere un cibo a caldo non è sempre facile, infatti se è vero che potrebbe essere l’opzione più adatta al food delivery, è anche quella che impatta di più sulla qualità del cibo. Non tutti i cibi possono essere mantenuti a caldo ma soprattutto, fino a qualche tempo fa, non esisteva nessun mantenitore che fosse in grado di gestire non solo la temperatura, ma anche la percentuale di umidità.

Oggi esiste EVEREO™, il primo frigo caldo al mondo in grado di sfruttare la rivoluzionaria tecnologia di conservazione alla temperatura di servizio per mantenere cibi cotti caldi e pronti al servizio per giorni. Un paio di esempi? Frittura di pesce croccante, fragrante fuori e morbida rimane perfetta per 2 ore. Succulente braciole di maiale grigliate, perfettamente calde e gustose per 4 ore. Tortino al cioccolato con cuore morbido rimane caldo, sano e pronto da servire per 36 ore.
EVEREO™ in funzione al business e al processo in cui viene inserito, offre diverse modalità di utilizzo, per soddisfare ogni necessità.
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